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Questo mese ci preme sottolineare che per i disabili spostarsi all’estero per lavorare può rappresentare un’alternativa valida esattamente come per gli altri europei. Sebbene si stia facendo molto a livello di istituzioni europee, come anche in tutta l’Unione, per promuovere l’accessibilità dei disabili al mercato del lavoro europeo, restano comunque da affrontare due problemi: in primo luogo, spesso i datori di lavoro sottovalutano le notevoli competenze dei disabili, in secondo luogo, i disabili possono essere dissuasi dal candidarsi per un posto, specialmente all’estero, a causa della mancanza effettiva o percepita di sostegno.
Ovviamente, non è possibile agevolare le opportunità di lavoro per i disabili senza l’appoggio sia dei datori di lavoro, sia dei servizi pubblici di collocamento. Occorre, tuttavia, anche un impegno dei disabili a sfruttare le opportunità esistenti. Sono tanti i vantaggi derivanti dall’assunzione di persone in età lavorativa appartenenti a questo nutrito gruppo e, con pochi ragionevoli adeguamenti, molti posti di lavoro potrebbero diventare più accessibili ai disabili (per ulteriori informazioni, leggere a pagina tre). È anche una questione di sensibilizzazione. Gli atteggiamenti nei confronti dell’occupabilità dei disabili variano notevolmente in Europa, aspetto che vorremmo fosse affrontato con urgenza.
Ci preme dunque sottolineare che, incoraggiando i disabili a lavorare all’estero, sia i disabili stessi che i datori di lavoro possono trarne vantaggi straordinari. Concludiamo, infine, con l’auspicio che la Giornata europea delle persone disabili di quest’anno (celebrata l’1 e il 2 dicembre di ogni anno), affrontando il tema dell’azione a livello locale per una società per tutti, sia la più fruttuosa di quelle sinora organizzate.
Wallis Goelen Capo unità Servizi per l’occupazione, mobilità della Commissione europea
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Invito alla sensibilizzazione
 Christoph Schmidt, 50 anni, è originario della regione tedesca sud-occidentale di Baden Württemberg. Dopo aver lavorato per anni nel settore della progettazione e della produzione di microchip, occupazione che richiedeva un certo impegno fisico, Christoph ha vissuto sia una sfida in quanto persona disabile in cerca di impiego, sia la soddisfazione dell’aver infine trionfato personalmente come datore di lavoro a tutti gli effetti.
Sulla trentina, Christoph, impiegato con contratto di lavoro a lungo termine, a causa della sua statura notevole – quasi 2 metri – e dell’inadeguatezza delle procedure di sicurezza adottate nel suo ambiente di lavoro, aveva già subito diversi infortuni. Una volta aveva battuto la testa contro un tubo troppo basso, cadendo pericolosamente dietro una macchina industriale, mentre in un’altra occasione, a causa di un tubo di scarico non sottoposto a un’adeguata manutenzione, aveva inalato fumi tossici e si era dovuto rivolgere subito a un medico per difficoltà respiratorie. A seguito di incidenti di questo tipo, soffre da allora di gravi problemi alla colonna vertebrale e di disturbi nervosi alle mani per i quali gli è stata riconosciuta una disabilità complessiva del 60%. Trascorsi quindici anni, dopo essere scivolato sul pavimento bagnato della mensa, l’ultimo di una serie di dolorosi incidenti, è stato oggetto di una pesante discriminazione allo scopo di indurlo, con grandi pressioni, a lasciare il posto di lavoro. Quando Christoph, seguendo il consiglio del suo medico, ha chiesto una riduzione del proprio orario lavorativo, l’azienda ha colto l’occasione per licenziarlo.
Prendendo in mano il suo destino, negli ultimi quindici anni Christoph ha costruito la sua azienda, Global Assistance (www.global-assistance.com), che si occupa di controllo dell’umidità dei locali (www.drytronic.com), sviluppando una metodologia per adeguare i posti di lavoro alle esigenze dei lavoratori disabili, pur mantenendo un ambiente efficiente e produttivo. "Ero sconvolto e frustrato dall’atmosfera tutt’altro che partecipativa della mia precedente occupazione. Ora, in veste di datore di lavoro, mi preoccupo personalmente di tutti i potenziali problemi di ogni lavoratore mettendo, per esempio, a disposizione tastiere con tasti grandi o scrivanie più ampie". Christoph costruisce persino piani di lavoro in base alle esigenze specifiche dei suoi dipendenti: "Una volta avevo due operai in cantiere, uno dei quali non poteva inginocchiarsi, mentre l’altro non poteva stare in piedi per periodi prolungati. Analizzando il lavoro da svolgere e suddividendo correttamente i diversi compiti prima di procedere, i due sono stati efficienti tanto quanto una coppia di colleghi perfettamente abili. Tutti traiamo vantaggio da questa situazione. Basta solo un po’ di impegno in più".
Alla ricerca di una nuova sfida, un po’ di tempo fa, Christoph ha iniziato a coltivare l’idea di potenziare l’aspetto consulenza del suo lavoro proponendolo all’estero. Sinora le risposte sono state deludenti, ma Christoph non ha rinunciato e continua ad adoperarsi affinché la sua azienda sia improntata alla piena integrazione: "Disabile non significa inutile; penso che le mie personali esperienze mi facciano vedere la vita in maniera diversa. Desidero condividere le mie esperienze e ispirare altri affinché ne traggano beneficio anziché soffrire a causa della loro disabilità".
Le sue esperienze, sia positive che negative, hanno spinto Christoph a diffondere il messaggio che promuovere l’integrazione in un’azienda può essere molto gratificante. "Spesso a noi disabili non servono corsi di formazione o seminari speciali. Tutto ciò che ci occorre è che la società, specialmente i datori di lavoro, rispondano un po’ di più alle nostre esigenze in modo da permetterci di fare il resto da soli". |